PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea | Tania Bruguera: LA VERITÀ ANCHE A SCAPITO DEL MONDO

PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea | Tania Bruguera: LA VERITÀ ANCHE A SCAPITO DEL MONDO

PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea

presenta

 

Tania Bruguera.

LA VIRITÀ ANCHE A SCAPITO DEL MONDO

A cura di Diego Sileo

 

27 novembre 2021 – 13 febbraio 2022

PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

   

Dal 27 novembre 2021 al 13 febbraio 2022 il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta la prima mostra personale in Italia di Tania Bruguera (1968 La Havana, Cuba), tra gli artisti più influenti sulla scena globale, le cui performance e installazioni esaminano le strutture del potere politico e il loro effetto sulle persone più vulnerabili della società.

Artista e attivista, Tania Bruguera ha sfidato i poteri forti con le sue azioni spesso provocatorie diventate oggetto di attenzione da parte di testate internazionali come il New York Times, Le Monde, Newsweek, il Chicago Tribune e il Los Angeles Times.

Premiata con riconoscimenti come il Premio Robert Rauschenberg, la Guggenheim Fellowship, il Prince Claus Fund Laureate e il più recente Premio Velázquez, ha esposto nelle istituzioni di tutto il mondo, tra cui la Tate Modern, il MoMA, la Biennale di Venezia e Documenta 11. Le sue opere si trovano nella collezione del Guggenheim Museum, del MoMA, del Van Abbemuseum, della Tate e del Museo Nacional de Bellas Artes de La Habana. Dal 2021 è Senior Lecturer in Media & Performance alla facoltà di Teatro, Danza e Media di Harvard.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale, la mostra è curata da Diego Sileo e presenta una selezione delle azioni più significative dell’artista e nuovi lavori pensati appositamente per lo spazio milanese, tra i quali un’opera realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti (ANED).

Il titolo della mostra è una citazione di Hannah Arendt, punto di riferimento imprescindibile per la ricerca di Tania Bruguera. In una leggendaria intervista alla televisione della Repubblica federale tedesca, realizzata da Günter Gaus il 28 ottobre del 1964, alla domanda se ritenesse suo dovere pubblicare tutto quello di cui veniva a conoscenza o vi fossero motivi validi per tacere alcune cose, Hannah Arendt rispose con la citazione latina fiat veritas et pereat mundus: sia detta la verità anche a scapito del mondo.

Anche Tania Bruguera abbraccia in modo assoluto l’istanza della verità, legandola alla dimensione vitale della necessità. Non è però la necessità della logica, dei giudizi veri in quanto svolti secondo procedure argomentative corrette, si tratta della necessità che coinvolge l’essere, la vita per intero. È solo la necessità che mette a contatto lo spirito con la verità, con la necessità delle costrizioni materiali. In più occasioni l’artista ha raccontato delle sue esperienze di prigionia a Cuba e di come l’abbiano allontanata dalle illusioni, riportandola a percepire l’autentica condizione umana. È nell’esperienza concreta, corporea e materiale del mondo, delle relazioni umane, che la necessità genera una conoscenza vera. La verità non si trova mediante prove, ma mediante esplorazione. Essa è sempre sperimentale. La verità è così calata interamente nella vita umana che, tuttavia, è costantemente lacerata dalle contraddizioni della sopraffazione e della violenza. Saper giudicare secondo verità significa saper vedere le contraddizioni necessarie dell’umano e saper agire di conseguenza, secondo giustizia.

Il pubblico al PAC sarà chiamato ad “esplorare” la verità attraverso una serie di installazioni e azioni – alcune delle quali attivate quotidianamente da performers – centrate sui concetti sviluppati dall’artista per definire la sua pratica, come “arte comportamentale” (arte de conducta) che pone l’accento sui limiti del linguaggio e del corpo relativamente alla reazione degli spettatori, e “arte utile” (arte útil) tesa a realizzare una trasformazione reale di alcuni aspetti politici e giuridici della società.

Accecati da forti luci o completamente al buio, indotti a lacrimare o a camminare instabili su pavimenti costruiti con materiali precari, i visitatoti si confronteranno in mostra con le proprie reazioni, attraversando un’ampia gamma di emozioni che vanno dalla paura all’empatia e sperimentando un coinvolgimento totale.

In mostra una visual biography di 30 metri ripercorre l’intera carriera dell’artista in una linea del tempo dove la sua storia personale – gli studi, i riconoscimenti, i paesi in cui ha abitato, i mentori, le opere, l’insegnamento, le pubblicazioni – interseca i concetti chiave della sua ricerca e gli eventi della storia collettiva che hanno profondamente segnato il suo lavoro.

Il catalogo bilingue, pubblicato da Silvana Editoriale, sarà la prima completa monografia dedicata a Tania Bruguera con nuovi contributi oltre al saggio del curatore e una lunga intervista all’artista.

La mostra è realizzata grazie al sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività annuale del PAC.

OPERE IN MOSTRA

Con l’opera Where your ideas become civic actions. 100 hours Reading The Origin of Totalitariansm (2015-2021) Bruguera ripropone al PAC la potenza delle parole di Hannah Arendt, lasciando ai visitatori il compito di esprimerle attraverso la lettura di Le origini del totalitarismo.

Plusvalía (2010) replica fedelmente l’insegna “Arbeit Macht Frei” rubata nel 2009 dal cancello d’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. Levigata per l’intera durata della mostra e trasformata col passare del tempo, la riproduzione invita a una riflessione sul plusvalore conseguito da un oggetto che raggiunge un valore economico non per la sua qualità, ma per il suo significato storico, politico e morale.

In Sin Título (Kassel, 2002-2021), azione ideata per Documenta 11, l’artista lavora sulla memoria e evoca l’ambiente militare della fabbrica di munizioni situata proprio vicino alla città tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale: circondato da luce accecante e rumori evocativi, il pubblico sperimenta una vulnerabilità che sollecita l’esplorazione della coscienza storica e politica vissuta come esperienza personale, come sensazione fisica.

Il buio, i forti odori e le voci dei performer contribuiscono a creare un’atmosfera inospitale anche in Sin Título (Habana, 2000), versione attualizzata della celebre installazione realizzata per la Biennale de La Havana e censurata dal governo cubano: l’artista la ripropone al PAC per denunciare le incarcerazioni seguite alle proteste per le insufficienti risorse sanitarie contro il covid-19 per la difesa della libertà di espressione a Cuba.

Dall’acclamato progetto per la Turbine Hall della Tate Modern nel 2018, Bruguera porta al PAC una nuova versione della sua installazione “Crying Room” che, tramite appositi accorgimenti, induce il visitatore a lacrimare, suscitando una “empatia forzata” di fronte al dramma delle migrazioni ed evocando una sensibilità necessaria, ma non per questo scontata.

Le ingiustizie ai danni dei migranti sono protagoniste anche della nuova opera The poor treatment of migrant today will be our disonhor tomorrow (2021) realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti (ANED). Qui l’artista adotta un parallelismo storico: un filo spinato, cucito a mano per la mostra da sopravvissuti e discendenti di deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, unisce le stelle della bandiera europea.

Anche Tabla de salvación (1994) è un monumento al tema della diaspora, quella delle migliaia di cubani che clandestinamente negli anni sono partiti con imbarcazioni di fortuna nel tentativo di raggiungere la Florida. L’opera riflette sulla condizione insulare e sul mare, luogo dove gli opposti convivono: apertura e chiusura, vita e morte.

In Sin Título (Palestina, 2009-2021), Bruguera crea invece uno scenario quasi decontestualizzante ponendo il bianco dell’ambiente in contrasto con il caos e la distruzione dei conflitti, ma ci riporta immediatamente alle conseguenze posizionando due bare nere come unico elemento scultoreo.

Dopo quasi trent’anni di irreperibilità, l’opera Estadística (1996-1998) torna ad essere esposta al pubblico, nella sua imponente forza visiva. Una bandiera cucita con i capelli donati da cittadine e cittadini di Cuba, manifestazione di unione e insieme gesto che indaga l’estetica del potere e la riappropriazione simbolica dello stesso da parte di un popolo.

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