AlpiTypes: lettere immagini tracce è la nuova mostra di Kunst Meran Merano Arte dedicata alla grafica applicata e alla reinterpretazione contemporanea di alcuni caratteri tipografici ricorrenti nel territorio attualmente corrispondente ad Alto Adige, Tirolo e Trentino. La mostra è aperta dal 25 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026.
Il progetto nasce da una ricerca condotta dai professori Antonino Benincasa e Massimo Martignoni insieme a un gruppo di studentesse e studenti della Libera Università di Bolzano del Corso di laurea in Design e Arti, e con la co-curatela di Anna Zinelli.
Il progetto prende avvio dallo studio della produzione grafica di altissima qualità, tratta da manifesti, libri, riviste e altri stampati della prima metà del Novecento. Gli autori di queste grafiche non erano figure isolate, ma parte di un contesto dinamico e transfrontaliero, attraversato da stimoli provenienti da differenti aree geografiche e influenzato da culture diverse ma comunicanti, anche in anni in cui le dittature non avrebbero voluto che lo fossero.
A partire dal primo Novecento e nei decenni immediatamente successivi, insieme alla crescita del turismo legato alla montagna si avvia un’intensa produzione di guide, riviste, locandine, dépliant e poster. Ai font graziati si iniziano a preferire i Sans-Serif”, caratteri lineari privi di “grazie” (tratti ornamentali ai piedi o alla testa) che meglio si prestavano a esigenze funzionali legate alla comunicazione pubblicitaria.
La capacità di penetrazione delle istanze del movimento moderno non sempre risulta chiaramente leggibile nelle iconografie, in cui si incontrano spesso visioni stereotipate del territorio o tematiche dettate dalla propaganda di regime. Adottando un punto di vista diverso, e spostando l’attenzione dalle immagini ai caratteri adottati, emerge con forza l’attenzione a correnti stilistiche europee, che spaziavano dalla Secessione Viennese allo Jugendstil, dal Bauhaus al Razionalismo, dalle avanguardie storiche alla rivoluzione grafica degli anni ’30. I caratteri, molto più delle immagini, mostrano una presenza capillare e costante di riferimenti internazionali, che è stata fin qui ignorata o sottostimata dalla storiografia critica.
Partendo dai suggerimenti proposti dal lettering (in molti casi alfabeti appena abbozzati se non del tutto incompleti), le studentesse e gli studenti hanno ricostruito con grande perizia i caratteri mancanti. Grazie a questo intervento di “archeologia tipografica” sono emersi la precisione artigianale, il valore estetico e l’espressione avanguardistica della produzione grafica locale.
La mostra si articola in due sezioni. La prima raccoglie materiali storici originali e riproduzioni che testimoniano la varietà dei modelli visivi diffusi nell’area in quell’epoca. L’intento di questa parte non è quello di definire un quadro esaustivo quanto piuttosto di mettere in luce come, a fianco dei nomi dei grafici locali più acclamati, esistesse anche un panorama composto da autori meno noti, o anche da produzioni anonime, capaci di interpretare con personalità e talento le istanze della grafica del tempo. Tra i materiali esposti figurano la rivista trentina Enrosadira, assieme a libri, opuscoli e cartoline realizzati, tra gli altri, da Fortunato Depero, Franz Lenhart, Luigi Bonazza, Oswald Haller, Anton Hofer, Wilhelm Nikolaus Prachensky.
Le opere grafiche locali raccontano una produzione visiva sofisticata, sperimentale e spesso radicalmente indipendente. In un contesto privo di grandi fonderie o poli editoriali, questi autori hanno saputo inventare alfabeti, segni e stili, dando vita a un modernismo alpino denso di originalità e coraggio espressivo. La prima sezione del percorso invita a scoprire un patrimonio visivo sommerso: una rete di connessioni inaspettate, forme dimenticate e gesti tipografici che, a distanza di quasi un secolo, parlano ancora con forza al presente.
La sezione principale, al terzo piano della Kunsthaus, è interamente dedicata ai progetti delle studentesse e degli studenti e alle loro proposte di rilettura grafica, capaci di rileggere e ridare nuova luce a un’inedita e finora inesplorata eredità storica.