11 Febbraio 2026 -
11 Aprile 2026
Gagosian
Roma
A cura di
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A Gagosian di Roma: un dialogo tra l’Iperrealismo e le sue ripercussioni contemporanee

L’iperrealismo di Duane Hanson è presentato a Gagosian di Roma in una mostra in dialogo con altri artisti che si avvalgono di diversi mezzi espressivi, tra cui Felix Gonzalez-Torres, Andreas Gursky e Jeff Koons. Mirrored Fiction, intende mettere in relazione il Realismo con le sue ripercussioni contemporanee: come il “reale” viene messo in scena, osservato, consumato e distribuito attraverso il corpo, le immagini e lo spazio sociale. Sebbene ogni artista affronti questo tema da posizioni distinte, ognuno di essi mostra un interesse comune per la forma, la rappresentazione e i materiali della quotidianità.

Le opere di Hanson, realizzate inizialmente nel contesto di un nuovo interesse per la figurazione suscitato dall’emergere della Pop Art, rappresentano americani comuni, colti in momenti di quotidianità sfidando il confine tra realtà e rappresentazione. Di solito associate alla riflessione sulla visibilità sociale, il lavoro e la personificazione, queste sculture sono soggetto e testimone dell’esperienza dello spettatore. A volte poco lusinghiere ma commoventi e familiari nella loro immediatezza osservativa, spesso in sintonia con temi sociopolitici contemporanei.

Tra le opere esposte si erge al centro dello spazio ovale e della galleria Window Washer (1984): un giovane con una camicia sbottonata a maniche corte, i pantaloncini macchiati e le scarpe da ginnastica accanto alle quali è posto un secchio di plastica da cui ha estratto un tergivetro che brandisce sotto lo sguardo dello spettatore. Sulla parete dietro è posta Politik II (Politica II) (2020), di Andreas Gursky, un’immagine in cui un gruppo di tredici politici tedeschi, tra cui Angela Merkel, è disposto come le figure dell’Ultima Cena (c. 1495–1498) di Leonardo Da Vinci. Si intravede sullo sfondo il dipinto di Ed Ruscha Five Past Eleven (1989), in cui al quadrante di un orologio si sovrappone un palo di bambù. L’accoppiamento inaspettato rielabora l’interesse di Hanson per le classi sociali e l’esplorazione di Gursky dei sistemi umani che le definiscono.

Donkey di Jeff Koons, dalla serie Easyfun (1999), è una lastra di acciaio inossidabile lucidato a specchio, ha la forma stilizzata della testa di un animale dei cartoni animati. L’opera amplia il piano visivo della galleria, evidenziando il desiderio, l’auto-riconoscimento e il consumismo autoreferenziale. L’immagine apparentemente spensierata suggerisce il punto di vista di un bambino, mentre la sua superficie riflettente allude a un processo nascente di scoperta del sé e forse anche, secondo lo psicoanalista Jacques Lacan, di autoalienazione. L’opera risponde anche a un impulso esplicitamente narcisistico: a Roma è appesa di fronte a Bodybuilder (1989–90) di Hanson, una figura abbronzata e sotto sforzo, in pantaloncini a torso nudo, con un asciugamano apparentemente sudato appeso al braccio.

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