Triennale Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain presentano una grande retrospettiva dedicata ad Andrea Branzi (Firenze, 1938 – Milano, 2023), figura chiave del design italiano e del pensiero progettuale internazionale. Architetto, designer, teorico e artista, Branzi viene raccontato attraverso uno sguardo d’eccezione: quello dell’architetto giapponese Toyo Ito, premio Pritzker e suo collaboratore e amico di lunga data.
La mostra nasce dal profondo legame che entrambe le istituzioni hanno intrattenuto con Branzi nel corso degli anni. Da una parte, la lunga collaborazione con Triennale Milano, sviluppata tra il 1968 e il 2022; dall’altra, il rapporto con la Fondation Cartier, che ha accolto e conservato alcune sue installazioni emblematiche, capaci di mettere in dialogo architettura, paesaggio, arte e design.
Ideato da Toyo Ito insieme a Lorenza Branzi e Nicoletta Morozzi, e curato da Nina Bassoli e Michela Alessandrini, il progetto espositivo si sviluppa come un itinerario biografico e concettuale. Il percorso attraversa le prime esperienze radicali a Firenze con Archizoom Associati, le successive collaborazioni con Studio Alchimia e Memphis, fino alla maturazione di un approccio antropologico al design. Emergono così i temi centrali della ricerca di Branzi: fragilità, ibridazione, coesistenza, ecologia e contaminazione tra discipline.
L’allestimento, concepito da Toyo Ito come un flusso continuo, propone uno spazio dinamico in cui opere e idee si muovono senza soluzione di continuità. Più che appartenere al passato o al futuro, il lavoro di Branzi si colloca in una dimensione di “presente continuo”, offrendo al pubblico l’esperienza di una pratica viva, in costante trasformazione.
In mostra oltre 400 opere, tra installazioni, modelli, disegni, oggetti, video e materiali d’archivio articolati in un arcipelago tematico composto da undici sezioni, all’interno di uno spazio fluido in grado di favorire corrispondenze organiche, instabili e incessantemente rinnovate tra le opere. Il percorso si apre e si chiude con due autoritratti e include una grande installazione dedicata a No-Stop City (1969–1972), progetto fondamentale che propone una visione radicale della metropoli contemporanea.