Avviato nel 2015, My house is a Le Corbusier nasce come viaggio abitativo, pratica performativa e strumento di ricerca antropologica e architettonica. Il progetto si articola in una serie di esperienze realizzate all’interno delle architetture progettate da Le Corbusier nel mondo: 12 nazioni (di cui 7 già realizzate) dove l’artista soggiorna per periodi variabili.
Dopo aver abitato il Padiglione de l’Esprit Nouveau a Bologna, l’Appartamento-Studio di Le Corbusier a Parigi (con incursioni al Padiglione Svizzero e alla Cité de Refuge), l’Unité d’Habitation a Marsiglia, il Pierre Jeanneret Museum a Chandigarh, Casa Curutchet a La Plata, l’Unité d’Habitation a Berlino e la Maison Blanche a La Chaux-de-Fonds, Villa Baizeau a Cartagine rappresenta la tappa più recente del percorso, che proseguirà con Anversa, Cambridge, Tokyo, Baghdad e Mosca.
La peculiarità della tappa tunisina risiede nell’impossibilità di abitare Villa Baizeau – unico edificio progettato da Le Corbusier in Tunisia, costruita tra il 1928 e il 1930 sulla collina di Sainte Monique a Cartagine – situata all’interno del parco presidenziale: l’abitare si trasforma così in esperienza mentale, soglia, distanza.
La mostra è preceduta da Carthage Drive, serie di performance itineranti che si tengono il 24 e 25 marzo 2026 tra Tunisi e Cartagine, realizzate a bordo di una Fiat 127 Special, ribattezzata “Camaleonte” per la sua capacità di mutare cromaticamente in relazione al contesto. L’automobile è personalizzata secondo la “tastiera cromatica” ideata da Le Corbusier per Villa Baizeau, accostamenti pensati per ampliare o attenuare visivamente lo spazio architettonico. Il celebre slogan “la casa è una macchina per abitare” viene qui riletto come gesto performativo e dispositivo relazionale: la casa si configura come macchina da vivere, capace di generare esperienza, ascolto e racconto.
Ogni tragitto accoglie tre passeggeri, accompagnati dall’artista e da co-piloti selezionati tra architetti, musicisti, urbanisti, giornalisti e attivisti locali. L’abitacolo si trasforma in piattaforma itinerante di dialogo; l’attraversamento diventa un modo di pensare l’abitare attraverso molteplici lenti: una casa, un’auto, un paesaggio, la vista da un finestrino.