In occasione del novantesimo compleanno di Giorgio Griffa, la Fondazione Giorgio Griffa di Torino presenta Summer ’69, una mostra che si configura come un ritorno critico a un momento fondativo della ricerca dell’artista. L’estate del 1969 segna infatti una soglia decisiva, in cui la pratica pittorica di Griffa raggiunge una consapevolezza formale e teorica destinata a orientarne l’intero percorso.
È in questo contesto che si colloca l’incontro con Paolo Mussat Sartor e Gian Enzo Sperone negli spazi della Galleria Sperone, allora non ancora aperta al pubblico. Le fotografie realizzate da Mussat Sartor in quell’occasione non si limitano a documentare una fase di lavoro, ma restituiscono la qualità processuale e temporale della pittura di Griffa, cogliendone la dimensione intima e al contempo sperimentale. L’immagine fotografica si configura così come dispositivo critico, capace di attivare una riflessione sul rapporto tra opera, gesto e contesto.
Il percorso espositivo mette in relazione un nucleo di opere realizzate tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta con una selezione degli scatti originali, costruendo una trama di rimandi tra tempo della produzione e tempo della visione. In queste tele emergono già gli elementi costitutivi del linguaggio di Griffa: una radicale riduzione formale, l’adozione di segni primari – linee, sequenze, modulazioni ritmiche – e il progressivo abbandono della rappresentazione a favore di una concezione della pittura come evento.
La sperimentazione tecnica di questi anni si manifesta nell’uso differenziato degli strumenti e dei materiali: dal pennello alla spugna, dalla spatola all’impronta del pollice, fino all’impiego di media diversi come olio, acrilico, pastello e grafite. Centrale è inoltre la scelta di operare su tele grezze, spesso non intelaiate, che introducono una relazione diretta tra gesto e supporto, sottraendo la pittura a ogni rigidità compositiva.
A questo nucleo storico si affiancano alcune opere recenti, realizzate nel 2026, che testimoniano la continuità e al contempo la capacità di rinnovamento della ricerca dell’artista. Il ritorno al ciclo Segno e Campo evidenzia come le questioni aperte alla fine degli anni Sessanta — il rapporto tra segno, spazio e tempo — rimangano tuttora centrali, configurando la pratica pittorica come un processo ininterrotto di interrogazione.
La presenza di due nuove fotografie di Mussat Sartor, realizzate a distanza di oltre mezzo secolo, introduce infine una dimensione riflessiva sul tempo lungo della pratica artistica. Ne emerge un dialogo serrato tra passato e presente, in cui la pittura di Griffa si rivela come un campo di esperienza in continua trasformazione, capace di mantenere intatta la propria urgenza.