In occasione, della sua prima mostra istituzionale in Italia, Portia Zvavahera presenta un’installazione site-specific concepita appositamente per gli spazi della Fondazione, insieme a un nuovo nucleo di opere pittoriche sviluppate a seguito di un periodo di residenza a Roma. Il progetto segna una tappa significativa della ricerca recente dell’artista, in cui la dimensione autobiografica si intreccia con una riflessione più ampia su memoria, perdita e trascendenza.
Nelle sue opere, Zvavahera dà forma a emozioni che sembrano emergere da regni e dimensioni oltre l’esperienza quotidiana, affrontando i grandi temi dell’esistenza — vita e morte, amore e lutto — attraverso visioni intense e stratificate. Le superfici pittoriche si costruiscono per accumulo: pennellate gestuali, campiture cromatiche dense e tecniche di stampa convivono in un linguaggio visivo vibrante, capace di generare campi immaginativi pulsanti e complessi.
Per la sua prima personale romana, Zvavahera concentra la propria indagine su un nucleo profondamente intimo legato alla scomparsa della nonna, esperienza che riemerge in forme oniriche e si intreccia con l’idea di paradiso e con il modo in cui l’immaginazione modella la vita terrena, tra gioie e inquietudini. Il sogno, con la sua natura simbolica e stratificata, diventa così una matrice fondamentale della sua ricerca.
Sul piano tecnico, questa visione si traduce in una pratica sperimentale che integra disegno, pittura gestuale e stampa xilografica. Attraverso sovrapposizioni cromatiche, pattern complessi, stencil intagliati a mano e motivi ripetuti, l’artista costruisce superfici dense e ritmiche, in equilibrio tra trasparenze e opacità.
Radicata nella cultura e nella lingua Shona dello Zimbabwe, la ricerca di Zvavahera fonde iconografia religiosa e introspezione psicologica, trasformando l’opera in uno spazio di rivelazione. Il sogno diventa canale privilegiato di comunicazione con il divino e guida quasi profetica, mentre visioni e memorie si condensano in immagini abitate da figure in stati di estasi, metamorfosi e tensione emotiva, dove il confine tra dimensione materiale e spirituale si dissolve.