«Ho una lunga biografia alle spalle. Intendo dire che ho dipinto un numero incredibile di quadri nel corso di oltre 60 anni. Ora che sono più o meno alla fine della mia attività di pittore, ho pensato che fosse il momento di trarre una sorta di conclusione. In altre parole, una sintesi dei quadri che ho realizzato nel corso degli anni.»
Con queste parole Georg Baselitz introduce una nuova fase della sua ricerca, oggi al centro della mostra Eroi d’Oro presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, in collaborazione con Thaddaeus Ropac.
L’artista presenta una serie di grandi dipinti in cui i fondi dorati, luminosi e riflettenti, annullano la profondità trasformando la superficie in uno spazio assoluto, vicino alle icone medievali e alla pittura di Stefan Lochner. Su questi campi si stagliano figure nude, tracciate con linee essenziali e realizzate con una pittura fluida simile all’inchiostro, che richiama la sensibilità grafica del giapponese Hokusai.
Tra i soggetti emergono autoritratti e immagini della moglie Elke, presenza ricorrente nella sua opera. Accanto alla linearità del disegno, alcune tele esplodono in gesti pittorici materici e improvvisi, con esplicito riferimento a Willem de Kooning.
Le prime opere dell’artista su fondo dorato risalgono alla metà degli anni ’90, ma la nuova pratica si combina anche con una scala monumentale – fino a quattro metri e mezzo – spostando così l’attenzione verso la presenza materica dei dipinti. L’oro non si limita più ad attivare la superficie, ma avvolge lo spettatore, trasformando il luccichio ottico dei dipinti in un’esperienza spaziale.
Il titolo della mostra richiama la serie degli “Eroi” degli anni ’60, figure immaginarie sospese tra memoria e mito. In queste nuove opere, però, il tono si fa più intimo: i corpi appaiono fragili, isolati, segnati dal tempo. Eroi d’Oro si configura così come un momento di sintesi: una meditazione sulla pittura, sulla vita e sulla sua inevitabile impermanenza, dove l’oro – tra sacralità e luce – restituisce alle figure una dignità silenziosa e quasi devozionale.