Prima personale in un’istituzione italiana di Alex Ayed (Strasburgo, 1989), tra le figure emergenti dell’arte del Mediterraneo. La sua pratica colpisce per la precisione con cui intreccia temi intimi e sociali attraverso materiali preziosi accostati a elementi di recupero. Nei suoi progetti Ayed evoca forme di convivenza ancestrali che raramente trovano spazio nella dimensione espositiva, con una sensibilità per il dettaglio che si unisce alla capacità di rispettare le esigenze di ogni materiale selezionato.
Per la mostra al Centro Pecci, Ayed produce una serie di opere pensate appositamente per gli spazi dell’istituzione, indagando le potenzialità di pratiche artigianali legate alla produzione di oggetti che ruotano attorno al lusso e alla sua ostentazione. Le opere nascono dopo l’esperienza di una navigazione in solitaria dalla Svezia a Tunisi, passando per le coste di Spagna, Francia e Italia. Il mare, con le sue luci cangianti, le sue presenze viventi e non, i materiali organici e inorganici che lo attraversano, e la vita scandita dalle esigenze della navigazione, diventa il contesto di riferimento della fase attuale della ricerca. Ayed recupera la relazione con il Mediterraneo proponendo un ecosistema espositivo che alterna opere di grande impatto e lavori più minimali. La riflessione su antiche tradizioni di produzione di beni, come il colore, gli consente infine di interrogare le relazioni con il passato di un territorio e con il suo presente.