Siamo circondati da luci ininterrottamente accese ovunque al fine di vincere l’oscurità, di scongiurare la notte. Luci puntate che isolano e mettono in scena, schermi che senza interruzione irradiano immagini, esposizioni costanti che inseguono la spettacolarità, ma anche resti di incerti splendori figurati, traslati, simbolici. E tuttavia l’oscurità insiste.
L’ombra delle lucciole, secondo episodio del ciclo di tre mostre progettate da Atipografia, prosegue nella riflessione sull’uomo in relazione al tutto: quattro artisti – Mats Bergquist, Marco Tirelli, Silvia Inselvini e Loes van Roozendaal – legati tra loro dal tema della luce, sono riuniti in questa mostra che interpreta la forza luminosa come una presenza capace di rendere parzialmente percettibili infinite possibilità dell’essere e dell’esistere. Le lucciole sono un esempio di luci inappariscenti che non riescono a vincere l’oscurità, ma che convivono con l’ombra. Una lieve illuminazione dell’oscurità, dei luccichii non avvertibili senza l’ombra, che ci permettono di scoprire che le cose attorno a noi non devono essere necessariamente visibili in ogni loro parte.
In mostra, le lucciole diventano metafora di un’arte che cerca di catturare l’apparire delle cose: il visitatore assiste all’accadere di qualcosa, a un’esperienza, dove la luce gioca il ruolo di rivelatrice. Così, nella tela di Marco Tirelli (Italia, 1956), campeggia uno spazio mentale in cui l’ombra non è assenza di luce, ma materia attiva che invita a scoprire possibilità e limiti della percezione. Mentre, Mats Bergquist (Svezia, 1962) nei suoi encausti lavora sulla monocromia, in una vibrazione indefinita, nascondendo il limite dove la luce si fa ombra e viceversa. Saturando fogli di carta o tavole in legno con fitte linee incrociate a penna a sfera, Silvia Inselvini (Italia, 1987) elimina gradualmente ogni traccia di bianco, facendo emergere dal colore stesso una luminosità impercettibile e sempre diversa. Le pitture della giovane artista Loes van Roozendaal (Paesi Bassi, 1996) cercano di catturare l’apparire delle cose in un momento indefinito, permettendo l’affiorare di una debole luminosità attraverso le numerose velature a olio.
La mostra si inserisce a pieno titolo nella programmazione culturale di Atipografia che coniuga l’attenzione verso pratiche artistiche capaci di attivare un dialogo con il contesto culturale e sociale di riferimento, e con le tensioni del nostro tempo.