Officine Chigiotti | ANTONIO BARBIERI. Organic architectures a Palazzo agli Arcieri

Palazzo agli Arcieri, Grosseto

 

Officine Chigiotti

presenta

 

ANTONIO BARBIERI

Organic architectures a Palazzo agli Arcieri

A cura di Davide Sarchioni

 

Grosseto, Palazzo agli Arcieri

19 giugno – 30 settembre 2021

 

   

Officine Chigiotti – laboratorio per l’arte fondato da Giuseppe Chigiotti che dal 2017 produce ed espone opere di artisti contemporanei d’eccellenza, andando oltre la tradizionale visione del collezionismo e del mecenatismo – presenta il progetto espositivo Organic architectures dell’artista Antonio Barbieri (Rho, 1985) dedicato agli spazi di Palazzo agli Arcieri a Grosseto, il nuovo edificio contemporaneo, tecnologico e ad alta sostenibilità energetica progettato dall’architetto Giuseppe Chigiotti.

La mostra, a cura di Davide Sarchioni, è concepita come dialogo tra le opere recenti di Barbieri e alcuni ambienti di Palazzo agli Arcieri per generare un percorso che vuole innescare una fitta rete di rimandi tra arte, natura e architettura. In mostra sono presenti differenti nuclei di lavori, tra sculture e installazioni per la maggior parte inedite e realizzate site-specific.

L’indagine di Barbieri è volta a rintracciare approcci sempre nuovi alle differenti problematiche legate al rapporto tra forma artificiale e forma naturale, nell’ambito della scultura e dell’architettura. Muovendo dallo studio delle forme naturali e dalla loro organizzazione, con particolare attenzione ai processi biologici di trasformazione, derivati dalle possibilità di resilienza e di adattamento di un organismo rispetto ai cambiamenti del proprio habitat, l’artista elabora riflessioni sull’origine della forma e il suo continuo divenire, volte a esplorare le possibilità di connessione tra il mondo organico e inorganico con la geometria e la matematica.

Nel lavoro di Barbieri gioca un ruolo cardine l’impiego di scanner sofisticati e stampanti 3D per cogliere ciò che normalmente non sta all’evidenza dell’occhio umano e trasporlo in nuove soluzioni formali. Unendo la tradizione del fare manuale con l’innovazione tecnologica, l’artista attinge a un ampio bagaglio di informazioni e di suggestioni per costruire sistemi plastici complessi e plausibili in cui elementi fitomorfici e geometrici, stilizzati e ornamentali, appartenenti a differenti ambiti, sono combinati e innestati tra loro per sperimentare un’ampia varietà di tipologie compositive ibride e visionarie che danno luogo a inaspettate relazioni estetiche e di senso.

Le Organic architectures (2020-21) sono un gruppo di coloratissimi oggetti scultorei dalle forme armoniose, assimilabili ai prototipi di architetture organiche, che sono stati progettati utilizzando programmi di modellazione digitale e realizzati in PLA attraverso una stampante 3D. In ogni scultura, dipinta a mano con olio e resina, diversi elementi formali si ripetono in maniera simmetrica o speculare assecondando formule generative e moltiplicatorie che alludono a un processo di continua trasformazione. Nelle Chimere (2019) l’artista impiega, invece, fotogrammetrie di forme di vita differenti, come parti di animali, insetti e vegetali, coerentemente assemblate insieme per originare organismi ibridi che acquisiscono la funzione di machere misteriose, simili a preziosissimi reperti di una ipotetica archeologia futuribile, ma ispirate in realtà al fenomeno del mimetismo in natura. Così, nella maschera “blu” Acherontia atropos si ritrovano ali e antenne di falena; nella “rossa” Sepia pharaonis si individuano il becco, i tentacoli e gli occhi della seppia; la “gialla” Phalaenopsis amabilis si ispira alle infiorescenze delle orchidee.

Alle sculture organiche fanno da controcanto le grandi strutture geometriche in ferro ispirate alle diatomee, alghe unicellulari dalle forme primarie comparse circa 145 milioni di anni fa, che si articolano e prolificano all’interno ed esterno dell’edificio seguendo la logica dei frattali, come architetture germinative che modificano lo spazio.

Al centro dell’area espositiva ricavata al piano terra del palazzo, si erge la grande scultura iperbolica Diatomea (2021) che appoggia sul pavimento interamente cosparso di sabbia da cantiere, trasformando l’architettura in un habitat naturale altamente suggestivo con rimandi sia a uno scenario primordiale sia a un paesaggio lunare.

Oltre alle composizioni plastiche, la mostra propone anche una serie di disegni stampati su carta, derivati dalle scansioni di elementi fossili, che si riferiscono a forme di vita di un passato lontano trasferiti nell’era digitale, quale ulteriore e significativa immersione nel mondo visionario di Barbieri.

Nell’androne di Palazzo agli Arcieri è stata infine collocata in maniera permanente l’opera Lichene (2019), scultura in ferro appartenente al ciclo dei Coralli acquisita dall’architetto Chigiotti, ad accogliere lo spettatore e i futuri condomini.

Attraverso la sua inesauribile ricerca, Barbieri vuole rendere visibili le molteplici sfaccettature di una realtà in continuo mutamento, in cui l’unione tra natura e tecnologia può indicare inaspettate possibilità di sopravvivenza per la vita sulla Terra.

 

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