fleury - Pinacoteca

Pinacoteca Agnelli | SYLVIE FLEURY. Turn Me On

Pinacoteca Agnelli, Torino

Pinacoteca Agnelli

presenta

 

SYLVIE FLEURY

Turn Me On

A cura di Sarah Cosulich e Lucrezia Calabrò Visconti

27 maggio 2022 – 15 gennaio 2023

Via Nizza, 230/103, Torino 

 

Pinacoteca Agnellipresenta la mostra Turn Me On dell’artista Sylvie Fleury(Ginevra, 1961) a cura di Sarah Cosulich e Lucrezia Calabrò Visconti. 
Dal 27 maggio 2022 al 15 gennaio 2023 l’esposizione personale di Fleury darà il via alla nuova programmazione di mostre temporanee di Pinacoteca.

La programmazione espositiva di Pinacoteca Agnelli dei prossimi tre anni include mostre personali dedicate ad artiste e artisti che con il loro lavoro costruiscono punti di contatto tra la storia dell’arte del ventesimo secolo e le pratiche artistiche contemporanee. Il programma comprende inoltre mostre collettive intergenerazionali sviluppate intorno a tematiche trasversali e a diverse epoche storiche. L’attività espositiva di Pinacoteca risponde all’urgenza di far incontrarei diversi pubblici dell’arte attraverso progetti inediti prodotti specificamente dall’istituzione e narrazioni immaginate per tutte e tutti.

Le mostre avranno una duplice missione: da un lato permettere al pubblico di Pinacoteca di confrontarsi con linguaggi e tematiche rilevanti per la contemporaneità, attraverso la presentazione di progetti sperimentali in linea con il discorso culturale più attuale. Dall’altro valorizzare la funzione del museo come strumento storiografico, offrendo ad artiste e artisti la possibilità di produrre presentazioni autorevoli, che contribuiscano alla scrittura della storia dell’arte. 

Il nuovo programma di mostre temporanee si inaugura con la mostra personale di Sylvie Fleuryintitolata Turn Me On. Pensata e progettata con l’artista per gli spazi di Pinacoteca, l’esposizione consiste in un percorso immersivo che attraversa i nuclei tematici fondamentali della sua ricerca. Il progetto rappresenta la più completa mostra in Italia dedicata a Fleury fino a oggi e segna un’importante tappa nella sua trentennale pratica artistica – rilevante non solo per la storia dell’arte contemporanea ma anche per le ricerche emergenti. 

A partire dalla fine degli anni Ottanta, l’approccio di Fleury ha incluso video, scultura, neon, pittura, suono e performance, spesso sommate in installazioni ambientali che affiancano opere nuove ed esistenti in un progetto unitario. La produzione eclettica di Fleury è stata alternativamente associata a diverse correnti artistiche, senza mai essere completamente esauribile in nessuna di esse. Materiali e linguaggi quali l’appropriazionismo della Pop Art e l’estetica del Minimalismo sono esagerati, distorti o travestiti dall’artista, con l’effetto di una critica tagliente del contesto storico e politico in cui tali correnti sono nate. La messa in discussione dei paradigmi della storia dell’arte occidentale, come l’idealizzazione dell’artista uomo e la complicità dell’arte con le dinamiche del consumismo, hanno portato la critica a vedere nel lavoro di Fleury influenze del pensiero post-femminista e della critica istituzionale.

“Femminista punk sotto mentite spoglie”, come lei stessa si definisce, Fleury si confronta con i meccanismi di produzione del desiderio e di costruzione del valore contemporanei, e di come interagiscono con le politiche di genere. Oggetti, simboli e immaginari provenienti dall’ambito della moda, del cinema, delle sottoculture pop, dell’automobilismo, della fantascienza e dell’arte contemporanea vengono assorbiti nel vocabolario visivo di Fleury e utilizzati per costruire narrazioni impreviste. Il risultato sono immagini seducenti e radicali in cui la messa in discussione degli stereotipi di genere promossi dalla cultura di massa come dalla storia dell’arte coesiste con la possibilità di trasformarli in un’arma

Creato specificamente per gli spazi della Pinacoteca, il progetto espositivo Turn Me On si apre anche al dialogo con gli immaginari del Lingotto, l’ex fabbrica di automobili FIAT che oggi ospita il museo a fianco di cinema, negozi e attività commerciali. Il titolo della mostra, come uno slogan pubblicitario, abbraccia due universi di senso legati alla produzione del desiderio: l’invito all’accensione della macchina da un lato e la sfera dell’erotismo dall’altro. La frase “turn me on” espone la tensione tra la feticizzazione del veicolo e l’oggettificazione del corpo della donna da parte del gergo commerciale. Riappropriata da parte di Fleury, Turn Me On si trasforma in una rivendicazione, che sfida sia l’immaginario stereotipicamente maschile legato al mondo dell’automobile sia il sessismo del consumismo contemporaneo. 

Il percorso espositivo
La mostra si sviluppa al terzo piano di Pinacoteca Agnelli, in 7 sale che accolgono circa 60 opere.

La prima stanza Please, no more of that kind of stuff presenta una serie di teche che contengono una selezione variegata di oggetti. Queste “sculture” sono posizionate una a fianco all’altra da Fleury secondo una modalità standardizzata di display, tipica dei musei ma anche dei negozi di lusso, imitando i processi di categorizzazione e normalizzazione messi in atto dal mercato così come dall’istituzione museale. Con autoironia, Fleury propone un’indagine sulla complicità dell’arte con le dinamiche del mercato, mentre allude all’esperienza stessa del pubblico della Pinacoteca, che potrebbe visitare il museo prima o dopo aver guardato le vetrine dei negozi nel centro commerciale del Lingotto. 

La seconda sala della mostra accoglie il pubblico in un camerino, suggerendo un ambiente dedicato a spogliarsi e rivestirsi. Qui, un televisore trasmette il film Walking on Carl Andre, che consiste in un insieme di sequenze di donne che indossano scarpe col tacco e camminano sopra una serie di Squares, le opere a pavimento che hanno reso celebre lo scultore minimalista. Il lavoro introduce un motivo ricorrente nella pratica di Fleury, che si appropria e distorce giocosamente le tematiche e il linguaggio di importanti opere di arte contemporanea degli anni ’60 e ’70 per proporre una critica delle implicazioni sociali e politiche che portano con sé.

La terza sala ospita l’installazione immersiva Be Good, Be Bad, Just Be!, la riproduzione di una grotta all’interno della quale il pubblico è invitato ad entrare per raggiungere il resto della mostra. La salachiude la prima sezione della mostra ispirata alle forme del consumismo contemporaneo con una riflessione su come la costruzione della nostra identità sia oggi spesso mediata dai prodotti che acquistiamo – i vestiti che indossiamo, gli oggetti di cui ci circondiamo. La grotta ci ricorda che lo spazio della spiritualità in cui metaforicamente spogliarsi è oggi stato assorbito dal sistema produttivo, per il quale la trasformazione della nostra soggettività è una merce di scambio tanto quanto un paio di scarpe o un vestito. 

La quarta sala prende il nome da Fur Fetish: Silver Screen Survey (1997), una collezione di diverse dozzine di fazzoletti su cui l’artista ha dattiloscritto scene tratte da film hollywoodiani in cui attrici indossano pellicce. Fur FetishSilver Screen Survey ci pone di fronte alla potenza della moda e del cinema (in inglese definito silver screen, “lo schermo d’argento”) come strumenti di creazione e disseminazione di modelli e stereotipi. I lavori sono allestiti su quattro pareti ricoperte di pelliccia biancaal cui centro si staglia Labrisrynthe, un enorme dente di squalo argentato che chiude la sala dedicata al rapporto tra animalità e femminilità.

Il percorso di riappropriazione dei grandi movimenti dell’arte contemporanea portato avanti da Fleury prosegue nella quinta sala The Eternal Wow. 
Le pareti ospitano un pattern di strisce verticali parallele, diventate dagli anni ‘70 in poi il lavoro identificativo dell’artista concettuale Daniel Buren. Nel caso di The Eternal Wow, però,le strisce si aprono di tanto in tanto in forme morbide che interrompono la rigorosa verticalità tipica dei lavori dell’artista. Al centro della stanza, Gold Cage LKW riproduce l’iconica immagine di una gabbia dorata che è stata forzata, creando una tensione formale e concettuale diretta con il dipinto sulle pareti. The Eternal Wow è un invito a “liberare Buren” e allo stesso tempo a liberarsi dalla mitologia dell’artista genio (maschio, bianco), così come delle forme strutturali di potere che continuano a riprodurla. 

La sesta sala First Spaceship on Venusè dedicata a una serie di opere di Fleury che guardano all’immaginario fantascientifico dello spazio e al suo appannaggio esclusivamente maschile. Nella sala, grandi razzi ricoperti di pelliccia bianca si stagliano su un wall painting di fiamme stilizzate come quelle che si trovano su automobili, motociclette e camion customizzati. Il paesaggio ludico e metafisico della sala prosegue con una distesa di soft rockets, razzi soffici in gommapiuma che sembrano giacere sconfitti e indifesi sotto una luce al neon che recita la frase “High heels on the moon”. L’immaginario esuberante e post-apocalittico da B-movie di Fleury incontra la possibilità di una futuribilità femminista: il gesto giocoso di camminare con i tacchi alti sulla superficie della luna rappresenta una rivendicazione liberatoria dello spazio da parte di tutti quei soggetti che sono stati esclusi dalla narrazione patriarcale della sua conquista.

L’ultima sala della mostra è dedicata a She-Devils on Wheels, un fan club automobilistico aperto solo a persone che si identificano come donne fondato da Fleury negli anni Novanta, ispirato dall’omonimo film cult del 1968 e alla gang di motocicliste che ne sono protagoniste, le Men-Eaters. Oggetti, simboli e immaginari provenienti dall’ambito delle sottocolture machiste legate all’automobilismo vengono assorbiti nel vocabolario post-femminista di Fleury e utilizzati nella sala per costruire narrazioni inaspettate. L’installazione, che materializza all’interno della mostra il disordinato quartier generale del club, è anche il set di proiezione di alcuni video dell’artista.

Nelle parole di Fleury: “Ciò che mi interessa di più di solito non è immediatamente visibile – è qualcosa che va al di là delle apparenze. A volte tutto ciò che serve è grattare la superficie, altre volte bisogna farla saltare in aria…”.

Pubblicazione
Nell’autunno 2022 verrà edita da Radl (Milano) la pubblicazione di Turn Me Onche collezionerà contributi di molteplici autrici e autori internazionali specializzati nel campo dell’arte e della teoria critica della moda. La pubblicazione sarà costruita come una rivista di moda, con un taglio che approfondisce le diverse tematiche del lavoro di Sylvie Fleury attraverso diversi format e sezioni tra saggi, features, pubblicità. 

 

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