Perché più bruci ripercorre oltre quarant’anni di ricerca attraverso un nucleo di sculture e opere su carta che raccontano il rapporto radicale dell’artista con l’argilla, materia viva e in continua trasformazione.
L’esposizione intende restituire l’eversività con cui Leoncillo ha ridefinito le possibilità espressive dell’argilla, trasformandola in uno dei linguaggi più innovativi della scultura del Novecento.
Al centro del percorso emerge il motivo dell’albero, forma ricorrente nella ricerca dell’artista fin dai primi disegni di ulivi degli anni Trenta. Attraverso questo elemento Leoncillo unisce natura e corpo, sviluppando una poetica della trasformazione che attraversa tanto le prime sculture figurative, ricche di riferimenti bucolici e mitologici, quanto le opere informali dell’ultimo decennio, dove fessure, incisioni e fratture della materia diventano luoghi di variazione materica.
Considerato uno dei più importanti scultori italiani del dopoguerra, Leoncillo Leonardi (1915–1968) ha concepito l’argilla come una sostanza viva, capace di esprimere tensione, memoria e rinascita. La sua pratica ha ridefinito il rapporto tra materia e gesto, trasformando la scultura in un processo continuo di divenire.
Nel corso della sua carriera Leoncillo ha rappresentato l’Italia in sei edizioni della Biennale di Venezia tra il 1948 e il 1968. La sua opera è stata presentata in importanti istituzioni italiane e internazionali, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo Novecento di Firenze, il Centre Pompidou di Parigi, il Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York.