L’Accademia di Belle Arti di Brera ospita una giornata internazionale di studi dedicata ad Alik Cavaliere nel centenario della nascita dell’artista. Il convegno 100 Alik si propone di rileggere non soltanto la sua opera, ma il contesto umano, intellettuale e artistico che rese il capoluogo lombardo uno dei principali laboratori europei dell’arte contemporanea nel secondo dopoguerra e assume la figura di Alik Cavaliere come punto di osservazione privilegiato per ricostruire la Milano e le generazioni di artisti, intellettuali e creativi che hanno contribuito a inventare il contemporaneo.
Promosso dal Centro Artistico Alik Cavaliere, sede dell’Archivio dell’artista, e curato da Angela Vettese, il convegno nasce da una convinzione precisa: per comprendere davvero la ricerca di Alik Cavaliere è necessario tornare a quella straordinaria stagione in cui artisti, architetti, critici, filosofi, galleristi e scrittori contribuirono insieme a ridefinire l’idea stessa di contemporaneità.
Fu una stagione irripetibile. Non nacquero soltanto opere. Nacque un modo nuovo di pensare l’arte, fondato sul dialogo continuo. Mentre l’Italia usciva dalle macerie della guerra, una generazione di giovani artisti, molti dei quali poco più che ventenni, si trovò a ricostruire non soltanto la città, ma anche il linguaggio dell’arte. Intorno all’Accademia di Brera, alle gallerie milanesi, ai tavoli del Jamaica e ai nuovi luoghi della cultura si sviluppò un tessuto di relazioni straordinariamente fertile, nel quale convivevano ricerca artistica, sperimentazione teorica e amicizie intellettuali.
È la Milano in cui Lucio Fontana apriva possibilità impensate alla scultura e allo spazio; Arturo Schwarz faceva conoscere Marcel Duchamp alle nuove generazioni; Umberto Eco elaborava i primi strumenti teorici della contemporaneità; Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Gianni Colombo, Vincenzo Agnetti, Emilio Tadini, Nanda Vigo e molti altri, con linguaggi diversi ma profondamente intrecciati, contribuirono a costruire una delle pagine più originali dell’arte europea del Novecento.
Alik Cavaliere appartiene pienamente a questa storia. Allievo di Marino Marini, docente per oltre trent’anni all’Accademia di Brera, artista refrattario alle appartenenze di movimento, attraversò quella stagione dialogando continuamente con pittori, architetti, musicisti, scrittori e uomini di teatro, trasformando la scultura in un luogo d’incontro tra narrazione, natura, filosofia, letteratura, performance e spazio.