Arsenale | Padiglione del Regno del Marocco
Alle Artiglierie dell’Arsenale, il Padiglione del Regno del Marocco presenta Asǝṭṭa, monumentale installazione site-specific di Amina Agueznay, curata da Meriem Berrada. Il progetto prende il nome dalla parola amazigh che indica la tessitura rituale e riflette sul patrimonio artigianale marocchino come pratica viva, capace di tramandare conoscenze, gesti e memorie collettive.
L’opera esplora il simbolismo della soglia (âatba), luogo di passaggio tra interno ed esterno, privato e pubblico, sacro e quotidiano, trasformandolo in uno spazio di relazione e trasformazione. Attraverso una ricerca che da oltre vent’anni coinvolge artigiani e comunità locali, Agueznay costruisce un’installazione in cui architettura, materia e tradizione si intrecciano, restituendo una riflessione sul patrimonio come organismo in continua evoluzione.
Giardini | Padiglione Venezia e Padiglione Polonia
Ai Giardini, il Padiglione Venezia propone Note persistenti, un percorso curatoriale ideato da Giovanna Zabotti che restituisce un ritratto corale della città attraverso quattro dimensioni simboliche. Il progetto attraversa la Venezia contemporanea con gli Artefici del Nostro Tempo, la Venezia mitologica evocata dall’installazione immersiva del compositore Dardust e dello scenografo Paolo Fantin, la città sommersa raccontata dalle sculture di Alberto Scodro e quella domestica affidata a Diario veneziano di Ilya ed Emilia Kabakov, costruito insieme agli abitanti della città. Un padiglione relazionale che invita il pubblico a partecipare attivamente, trasformando la visita in un’esperienza condivisa tra memoria, suono, paesaggio e comunità.
Sempre ai Giardini, il Padiglione Polonia presenta Liquid Tongues, progetto degli artisti Bogna Burska e Daniel Kotowski, curato da Ewa Chomicka e Jolanta Woszczenko. Attraverso un’installazione audio-video realizzata con il Choir in Motion (Chór w Ruchu), composto da performer sordi e udenti, il lavoro esplora nuove possibilità di comunicazione ispirandosi ai canti delle balene e alla Lingua dei Segni Internazionale. Immagine, suono e movimento convergono in un ambiente immersivo che riflette sul concetto di Deaf Gain, proponendo la sordità come cultura e risorsa capace di generare nuove modalità di ascolto e relazione. In dialogo con il tema In Minor Keys, il progetto immagina forme di convivenza fondate sulla pluralità delle voci, sull’inclusione e sull’apertura a prospettive umane e più-che-umane.