Lungo la via Appia, ai margini della città contemporanea, sopravvivono ancora oggi acquedotti, rovine antiche e campagna, un paesaggio che sembra rimandare ad arcaiche vedute campestri. Ma è lo stesso paesaggio che circonda lo studio di Adrian Ghenie.
Confrontandosi con una lunga tradizione della storia dell’arte europea – dal paesaggio ideale e classico del Seicento fino alle interpretazioni romantiche e moderne della natura e delle rovine – l’artista dà vita a una personale ricerca sul paesaggio inventato.
Confrontandosi in particolare con la grande tradizione del capriccio e con l’eredità di Giovanni Battista Piranesi, Ghenie esplora un genere nel quale elementi reali e immaginari si fondono, dando vita a paesaggi riconoscibili ma mai descrittivi. Roma diventa così materia di memoria e di reinvenzione, luogo reale e insieme scenario mentale.
Il confronto con la bellezza classica e con la romanità genera un cortocircuito tra passato e presente. La questione non è quella di riproporre nostalgicamente il canone antico, ma di trasformarlo in un linguaggio vivo e contemporaneo. I Capricci romani nascono da questa tensione e dal desiderio di far rivivere il genere attraverso una visione nuova, personale e ironica.