«Le tigri dalle fauci spalancate, i buoi sotto il giogo, quel volto scavato che guarda di lato sono immagini alle quali Antonio Ligabue torna per oltre trent’anni, raccogliendo intorno a pochi soggetti una parte consistente della propria pittura», afferma Francesca Villanti, curatrice della mostra Antonio Ligabue. Il caos si fa colore.
La vita di Ligabue è segnata da disturbi psichici, emarginazione sociale e solitudine, un “caos” che affollava l’esistenza di un pittore, destinato a entrare nel novero dei grandi maestri del Novecento. La sua pittura, attraversata da immagini aspre di tigri, galli, cavalli, autoritratti, paesaggi, diligenze e scene di lotta, divenne per lui strumento diretto per dare forma a ciò che lo attraversava. La mostra presentata alla Galleria BPER di Brescia prende avvio proprio da questo rapporto tra esperienza e creazione, mettendo in evidenza gli elementi fondativi della sua arte, quali memoria, paura, sradicamento, bisogno di essere visto e rapporto con la natura.
Il visitatore attraversa, in un ambiente quasi sospeso, i temi centrali dell’opera di Ligabue, scoprendo una pittura nata dall’osservazione, dalla memoria e da un profondo legame con il mondo animale, dove il caos dell’esistenza si trasforma nella forza espressiva del colore.
Accanto alle opere provenienti dalla Corporate Collection di BPER, poesia e letteratura diventano parte integrante dell’esperienza. Alcuni testi scelti, accompagnano lo sguardo creando un dialogo tra linguaggi e autori lontani nel tempo, ma che, attraverso vie diverse, hanno esplorato le stesse zone dell’esperienza umana: estraneità, ferita, visione, lotta e dolore appartengono infatti a una dimensione dell’arte che precede le scuole, le teorie o le appartenenze.
Antonio Ligabue, Leonessa con zebra, 1959-1960, olio su tavola di faesite, 72 x 88 cm, Collezione BPER, Brescia