La mostra esplora cosa significhi vivere un’esperienza di migrazione da donna: custodire la propria storia, confrontarsi con nuovi contesti, ridefinire il proprio ruolo, i legami, la maternità, l’accesso ai diritti e alle opportunità, costruendo giorno dopo giorno il proprio futuro, allontanandosi da quell’oscurità che troppo spesso ha limitato la loro libertà per cercare la “luce” altrove, una forma di serenità e speranza in un futuro migliore. Per le donne migranti e rifugiate, accolte e accompagnate dal Milano Welcome Center, la città di Milano oggi è uno spazio in cui riconoscersi, acquisire consapevolezza e raccontarsi; per il pubblico, la mostra è un’occasione per comprendere, attraverso le immagini scattate dalle partecipanti al progetto, la complessità e il significato di un’esperienza che troppo spesso rimane invisibile.
La mostra è ideata e organizzata dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e da RISCATTI ODV, associazione di volontariato che dal 2014 realizza progetti di riscatto sociale attraverso la fotografia, in collaborazione con il Milano Welcome Center del Comune di Milano e promossa dal Comune di Milano con il sostegno di Tod’s.
In occasione della 22ª edizione della Giornata del Contemporaneo, centrata quest’anno sulle “Geografie della contemporaneità”, il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta nella Project Room “La femme qui marche”, un progetto nato dall’incontro tra la pratica artistica di Francesco Clerici e la ricerca antropologica di Khaoula Matri.
Il progetto si configura come un viaggio immobile di antropologia visiva che esplora i percorsi migratori delle donne subsahariane nel Nord Africa, evidenziando l’impatto delle politiche europee e internazionali sulle loro vite. È un’indagine che sottrae i corpi e i volti delle protagoniste per proteggerne l’incolumità, mostrando al loro posto le ferite invisibili dei loro viaggi. L’impossibilità di muoversi davvero – questo essere en suspens, come suggerisce Khaoula Matri – costituisce il nucleo del lavoro. Spogliando il racconto di qualsiasi elemento superfluo, l’opera si concentra sull’unica urgenza necessaria: restituire, attraverso le voci femminili, la profonda violenza di questa immobilità forzata.